Auschwitz e il futuro della memoria by Enrico Mottinelli

Auschwitz e il futuro della memoria by Enrico Mottinelli

autore:Enrico Mottinelli [Mottinelli, Enrico]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Mimesis Edizioni
pubblicato: 2023-12-27T00:00:00+00:00


Questo è il dato peculiare del processo per quanto riguarda la figura del testimone. Ma anche sul piano più strettamente giurisprudenziale l’impatto non fu da meno, sollevando questioni legali e dibattiti a livello globale a partire dai problemi di legittimità, sia per quanto riguardava il rapimento in Argentina sia riguardo alla giurisdizione di un tribunale israeliano, solo per citare i più macroscopici16.

Il processo, infatti, si può leggere seguendo due binari paralleli. Da una parte c’è il piano strettamente processuale, che la corte ha cercato di seguire con rigore e determinazione, ovvero l’attenzione al fatto che si trattava di un procedimento nei confronti di una persona specifica, Adolf Eichmann, volto a stabilire le sue responsabilità riguardo a fatti specifici, documentabili e accertabili contro ogni ragionevole dubbio; dall’altra c’è il piano che potremmo chiamare storico, molto più ampio, a volte perfino estraneo al coinvolgimento dell’imputato, che mira a disegnare il quadro completo dentro cui inscrivere i fatti contestati e oggetto dei quindici capi di accusa. È l’obiettivo cui mirava il procuratore generale Gideon Hausner, che già nella sua requisitoria iniziale aveva fatto capire quale fosse il contorno della materia che si sarebbe dibattuta.

I due piani, che si inseguono, si intrecciano, si distanziano e si ritrovano lungo la catena delle udienze, sono fonte di numerosi attriti, soprattutto tra la corte e il procuratore. Il presidente Landau non risparmiò accuse dirette al procuratore per aver divagato e aver perso il controllo dei testimoni che con i loro racconti si dilungavano su aspetti non rilevanti per il processo, così che si può dire che per buona parte dei lavori, “il pubblico ministero rimase nel mirino della Corte”17. Alla fine, la corte poté emettere un verdetto indiscutibile sul piano giuridico e rigorosamente inscritto nell’ambito delle sue competenze e delle sue prerogative, sebbene non mancò anche su di esso un dibattito non poco acceso18, e Hausner poté rivendicare di essere riuscito, nonostante alcuni intoppi, eccessi o svarioni, a rappresentare in modo vivido ed efficace quella storia che nessuno fino a quel momento aveva mai raccontato in quel modo in Israele e nel mondo intero.

Riguardo a questi due livelli, la Arendt è molto netta e non lascia dubbi a quale vadano le sue preferenze. È uno dei punti su cui il tono sferzante dei suoi resoconti si fa più affilato. Non sopporta l’enfasi e la teatralità del procuratore generale, mentre apprezza la misura e l’equanimità della corte, in particolare del presidente Moshe Landau:

Per tutto il processo non ci sarà mai nulla di teatrale nel comportamento dei giudici. Entrano con passo disinvolto, ascoltano con serietà e attenzione […] non c’è dubbio che è il giudice Landau a dare il tono; ed è lui che fa di tutto perché l’irruente teatralità del Pubblico ministero non trasformi questo processo in una semplice messinscena.19



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